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FAMIGLIA

luglio 30, 2016 - Lisa Tiranti

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Per non commettere  errori ermeneutici, è necessario  comprendere che “ l’ essere  umano” è la somma di biologia ( natura) e cultura ( ambiente) .

L’ umano  possiede  un istinto che l’animale non ha (oltre  ai quattro descritti da Lorenz): la  creatività  intelligente. Gli uomini  sono  degli animali molto evoluti.

La creatività costituisce parte  fondamentale della cultura.

Quando noi parliamo di famiglia, dobbiamo intenderci su “ quale famiglia”, perché il concetto e le caratteristiche della stessa devono essere contestualizzati , essendosi  evoluta enormemente.

Un conto é la famiglia “ romantica”,  un conto è la famiglia  contemporanea, legata alle esigenze e alla cultura odierna. Il focus  paradigmatico, quando si parla di famiglia, è l’ amore.

L’amore, generalmente, nasce dall’ eros, dalla libido , dall’ attrazione  istintuale. Sesso e cibo sono due “ necessità obbligate ”, inalienabili all’ essere umano , fino ad oggi. L’ eros  approda all’ affetto , al “ volersi  bene”,  motore della  relazione, che è e deve essere  al centro della famiglia.  Una relazione che pre-vede  un progetto condiviso di vita, sostenuto dalla

responsabilità del vincolo relazionale paritetico e un impegno genitoriale nei ruoli.

Senza questa prospettiva, non c’è famiglia.

La  famiglia nasce  non per “ diritto naturale  “, ma si costituisce nel corso dell’evoluzione sociale umana come “ istituto  culturale ”.  Come  tale è in evoluzione costante, in cammino.

La relazione, base fondante la famiglia, non è  ancorata  al  genere, al maschile e al femminile.

Questa visione, questo sentire, questo senso comune  sono invalsi fino all’ esprimersi della  “ famiglia romantica”, in quanto il generante è  stato l’ utero materno . Perciò nella famiglia dei generi si compiva  la trasmissione dei caratteri  della specie umana e  peculiari  “geneticamente “ di “quella famiglia”.

L’ evoluzione culturale e la  scienza ( procreazione medicalmente assistita/PMA)  lentamente,

ma  inesorabilmente , stanno erodendo la funzione dei generi , ponendo al centro della famiglia           

i ruoli , vale a dire : “ il saper fare ” da mamma e da papà.

La scienza e la prassi , oramai consolidata , ci spiegano che il ruolo in  famiglia non è  necessariamente legato al genere, come affidatoci dal “ senso comune”, ma insiste nella

personalità  di ogni individuo , sia maschio che femmina.

Gli psicologi affermano, infatti, che i ruoli del “ padre “ e della “madre” , si estrinsecano automaticamente anche nelle coppie omosessuali.

Le caratteristiche del maschile e del femminile  insistono, infatti, in ogni individuo, indipendentemente dal genere.

Il focus ,quindi, non sta né nel ruolo, o meglio nei ruoli, né nei generi, ma nei diritti del minore ad avere “un padre e una madre”, che siano competenti a svolgere la funzione genitoriale , non necessariamente legati al genere maschile e femminile o alla procreazione del figlio.

Fatto salvo, quindi, che una coppia omosessuale maschile, deve avvalersi di una “ donazione d’utero” e fatto salvo che il legislatore può “non considerare la cosa  legale”, l’adozione del figlio

del partner o l’adozione tout court, è da considerarsi una” realtà”, non necessariamente una devianza e/o  un danno per l’ adottato.

Il legislatore, quindi, dovrebbe insistere non sul concetto di famiglia legata al genere, ma sui diritti del minore, con conseguente monitoraggio di una eventuale famiglia omosessuale  o “non tradizionale”, per proteggere la crescita armonica del bambino che, al bisogno, potrebbe

richiedere la presenza e l’aiuto di una figura femminile nel caso di una coppia omo-maschile, oppure di una figura maschile nelle coppie omo-femminili.

Alla luce di queste risultanze, diventa mandatario investire da parte dello stato in  formazione genitoriale  permanente, a tutt’oggi totalmente latitante.  In Francia esiste l’ école des parents, struttura dotata di professionisti che, oltre che formare, monitorano i “ richiedenti aiuto” e validano la loro capacità genitoriale e, quindi, l’ idoneità  ad educare un minore.

L’insegnamento della  genitorialità rimane confinato nelle università , come cultura finalizzata alla formazione di un professionista;  dovrebbe , invece , essere offerto alle coppie o agli individui che desiderano formare un nucleo familiare.

La formazione permanente alla genitorialità  diventa oggi fondamento e strumento scientifico-pratico per il ruolo che ciascuna persona desidera svolgere nella futura  famiglia, a vantaggio dell’ armonia della stessa e dei minori che in essa si formeranno.

Stiamo assistendo, oggi, all’affermarsi in una  realtà digitale  di un individuo che sta modificando i comportamenti tradizionali: è pluri-lingua, è  connesso con tutto il mondo, non è più legato rigidamente ai bio- ritmi, esprime tendenze pulsionali bi- sessuali, non orientate necessariamente ad un genere o al genere opposto.

Il prossimo futuro ci consegnerà scoperte scientifiche impensabili o inimmaginabili oggi , quali : posizionamenti  intra-cerebrali di microchip  stimolanti o inibenti facoltà cognitive o emozionali, riarrangiamenti genetici, bio-adattamenti  alle macchine, implementazione di facoltà a tutt’oggi trascurate o abbandonate nella scala evolutiva , quale la telepatia.

La simbiosi uomo-macchina è alle porte. Il futuro, che si affaccia, non fa paura ai nativi digitali, liberati, però, dalla compulsività  attuale.

Gli  analogici, ancorati ad un vissuto ormani  pericolante, esprimono comportamenti di paura, di sgomento rispetto ad una realtà troppo complessa da gestire , ad una accelerazione del nuovo ritenuta incontrollabile e ad una inadeguatezza  ad adeguarsi al cambiamento esistenziale.

Per vivere nella complessità necessita saper sceglierne i vantaggi , coniugando i personali ai sociali e gestirne l’ invasività. Insiste l’evidenza che il mondo degli analogici, per una  necessità anagrafica, finirà.

Non ci rimane che la speranza legata ad una creatività intelligente, libera da angosce e paure soverchianti , generatrice e foriera, al contrario, di una “ relazione buona”. Come direbbe Agostino: orientata al “ frui” non all’ “ uti”.

Lisa Tiranti

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